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2025/7/Diritto tributario italiano/La disciplina CFC italiana dopo le modifiche apportate dal Decreto attuativo della riforma fiscale
Paolo de’ Capitani di Vimercate (2025) La disciplina CFC italiana dopo le modifiche apportate dal Decreto attuativo della riforma fiscale. Novità fiscali (7) pp. 365-374 ISSN 2235-4573
Diritto tributario italiano
07/2025

La disciplina CFC italiana dopo le modifiche apportate dal Decreto attuativo della riforma fiscale

Dalla capital export neutrality alla lotta all’erosione della base imponibile: venticinque anni di trasformazioni

Paolo de’ Capitani di Vimercate
Paolo de’ Capitani di Vimercate

Avvocato fiscalista
Studio Uckmar Ass.ne Prof.le

Il contributo analizza l’evoluzione della disciplina italiana in materia di Controlled Foreign Companies (CFC), evidenziando il passaggio da un iniziale approccio giurisdizionale fondato su black list a un sistema ibrido ispirato alle logiche anti-BEPS e, quindi, coerente con la Direttiva ATAD, ove sin dal 2009 rientrano nel perimetro della disciplina anche le società che siano collocate in ordinamenti white list, ma che si caratterizzino per un livello di imposizione troppo contenuto e lo svolgimento, anche solo parziale, di attività produttive di passive income. Particolare attenzione è riservata alle recenti modifiche introdotte dal D.Lgs. n. 209/2023, con riguardo alla determinazione della tassazione effettiva estera, all’interazione con il regime della Global Minimum Tax (GMT) e alla tenuta del modello italiano rispetto ai principi dell’ordinamento unionale. La persistente impostazione della disciplina italiana secondo il modello dell’entity approach, per il quale tutti i redditi di una entità CFC sono attratti a immediata tassazione in capo al soggetto controllante residente, è sottoposta a critica alla luce dei criteri di proporzionalità e compatibilità con le libertà fondamentali garantite dal diritto dell’UE.

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