2022/N°12/Diritto tributario internazionale e dell'UE/Territorialità del reddito da lavoro dipendente e smart working
Eleonora Addarii (2022) Territorialità del reddito da lavoro dipendente e smart working. Novità fiscali (12) . pp. 608-616 ISSN 2235-4573

Diritto tributario internazionale e dell'UE

12/2022

Territorialità del reddito da lavoro dipendente e smart working

Spunti di riflessione sulla prospettiva italiana

Eleonora  Addarii
Eleonora Addarii

Assegnista di Ricerca in Diritto tributario – Università di Ferrara
PhD in diritto tributario europeo
Avvocato

La mobilità internazionale delle persone fisiche e, in particolare, dei lavoratori rappresenta oggi un fenomeno sempre più diffuso che mette in luce le numerose criticità legate all’applicazione delle regole e dei principi tradizionali in tema di tassazione dei redditi a carattere transnazionale. Problemi annosi quali la determinazione della residenza fiscale e del luogo di tassazione del reddito prodotto dal lavoratore che svolge interamente o in parte la propria attività in uno stato diverso da quello di residenza (o di origine) devono oggi essere affrontati in una prospettiva differente, soprattutto a seguito della diffusione dello smart working e delle diverse forme di lavoro da remoto, più difficilmente inquadrabili dalla normativa vigente. Le differenti soluzioni offerte dall’Amministrazione fiscale italiana nel solco di una rigida applicazione dei principi tradizionali e spesso contrarie alle indicazioni provenienti dal contesto internazionale impongono una riflessione sul tema, nel tentativo di individuare principi uniformemente applicabili in un’ottica di coerenza sistematica tra la normativa interna e quella convenzionale.

Indice

  1. I. Considerazioni preliminari
  2. II. Il lavoro all’estero e la fiscalità
  3. A. I lavoratori frontalieri
  4. B. Il distacco internazionale
  5. C. Lo smart working e il lavoro da remoto
  6. III. La posizione italiana
  7. IV. Considerazioni conclusive
I. Considerazioni preliminari

La mobilità internazionale delle persone fisiche e, in particolare, dei lavoratori rappresenta ad oggi un fenomeno sempre più diffuso che mette in luce le numerose criticità legate all’applicazione delle regole e dei principi tradizionali in tema di tassazione di tali fattispecie.

Problemi annosi quali la determinazione della residenza fiscale e del luogo di tassazione del reddito prodotto dal lavoratore che svolge interamente o in parte la propria attività in uno Stato diverso da quello di residenza (o di origine)[1] devono oggi essere affrontati in una prospettiva differente, soprattutto a seguito della diffusione dello smart working e delle diverse forme di lavoro da remoto, più difficilmente inquadrabili dalla normativa vigente.

Le differenti soluzioni offerte dall’Amministrazione fiscale italiana nel solco di una rigida applicazione del principio di localizzazione fisica del lavoratore e spesso contrarie alle indicazioni provenienti dal contesto internazionale impongono una riflessione sul tema, nel tentativo di individuare principi uniformemente applicabili, in un’ottica di coerenza sistematica tra la normativa interna e quella convenzionale.

Ciò in quanto il fenomeno del lavoro da remoto, sviluppatosi in maniera esponenziale a seguito della crisi pandemica, pone al centro le modalità con cui l’attività lavorativa viene svolta rendendole criterio discriminante per la determinazione del regime fiscale applicabile a tali redditi, sovrapponendosi non sempre coerentemente con il tradizionale criterio di “fonte” del reddito ai fini dell’allocazione del potere impositivo.

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